Vincenzo Malacarne

(Saluzzo, 28.9.1744-Padova, 4.9.1816)

Il nome di Malacarne è legato in modo particolare alle ricerche nel campo della neuroanatomia: a lui si deve la prima descrizione dettagliata del cervelletto, con l’introduzione di nuovi termini anatomici diventati poi di uso comune (flocculo, tonsilla, piramide, lingula, uvula, lobulo gracile, o sottile, lobulo biventre). Resta ancora la denominazione di piramide di Malacarne (o eminenza crociata del Malacarne) alla porzione centrale del verme inferiore del cervelletto.

La Nuova esposizione della vera struttura del cervelletto umano pubblicata nel 1776, a cui fece seguito nel 1780 l’Encefalotomia nuova universale, gli procurarono fama europea, al punto da essere citato nelle opere di molti anatomisti e fisiologi dell’epoca, come Félix Vicq d’Azyr, uno dei fondatori dell’anatomia comparata, e Albrecht von Haller, il caposcuola della fisiologia moderna.

Quando giunse a Padova, nel 1794, Malacarne era dunque ormai uno scienziato noto sia in Italia che all’estero, anche grazie alla fitta rete di rapporti che aveva tessuto con i maggiori intellettuali dell’epoca. Dopo un periodo piemontese e quattro anni trascorsi all’Università di Pavia, l’anatomista si fermò dunque a Padova per 22 anni, chiamato come professore di chirurgia teorica e pratica, di clinica e operazioni chirurgiche. Nel 1806 passò alla cattedra di istituzioni chirurgiche e arte ostetrica e fu nominato direttore del museo ostetrico dell’ateneo, collezione tuttora in parte conservata in Ateneo.

Oltre che di morfologia cerebrale, scrisse di cardiologia e di chirurgia e anatomia comparata. Si dedicò anche allo studio dei disturbi mentali ed esaminò numerosi casi di cretinismo. In diverse pubblicazioni si occupò di mostruosità e di malformazioni, dando una classificazione delle mostruosità basata sulla forma esteriore del corpo mostruoso, introducendo una nuova nomenclatura, molti termini della quale sono usati ancor oggi.

Approfondimenti

Vincenzo Malacarne, il “geografo del cervello”