Pietro d’Abano

(Abano, c. 1250 – Padova, c. 1315)

Figlio di un notaio, Pietro d’Abano nacque nell’omonima città, poco distante da Padova, negli anni Cinquanta del Duecento. Studiò medicina a Padova, poi tra il 1270 e il 1290 compì numerosi viaggi, anche a Costantinopoli dove apprese l’arabo e il greco, così da poter leggere direttamente le opere dei medici e filosofi antichi. Grazie a queste conoscenze tradusse e commentò le opere di Averroè e Aristotele, dando avvio alla tradizione degli studi aristotelici.

Iniziò ad insegnare medicina all’Università di Parigi nel 1300. Denunciato dai domenicani per aver messo in dubbio l’esistenza dei demoni e la veridicità di alcuni miracoli, subì il primo processo per eresia ma fu rilasciato grazie all’intervento del papa. Nel 1306 tornò all’Università di Padova, dove si dedicò all’insegnamento della medicina, della filosofia e dell’astrologia. Poco dopo il suo rientro nella città veneta, fu di nuovo accusato di eresia dai domenicani e processato per ben due volte. Morto prima della fine dell’ultimo processo, si ritiene che le sue ossa siano state dissotterrate e bruciate.

A partire dal XVI secolo Pietro fu identificato come l’autore di diversi testi di magia, in realtà apocrifi, guadagnandosi la fama di potente negromante. Tra i suoi testi si trova l’Astrolabium planum, al cui contenuto probabilmente ci si ispirò per le raffigurazioni a carattere astrologico del Palazzo della Ragione di Padova, uno dei maggiori monumenti di arte medievale europea. La conoscenza dei corpi celesti, sia da un punto di vista astronomico che astrologico, era a quel tempo ritenuta indispensabile per praticare la medicina; il medico doveva necessariamente aver padronanza dell’astrologia, elevata da Pietro d’Abano al grado di vera e propria scienza, al fine di poter intervenire, nel momento più opportuno scandito ed indicato dagli astri, con la somministrazione di un determinato medicamento o con una stabilita terapia chirurgica.

Pietro d'Abano

Pietro d'Abano

Approfondimenti:
La lezione di Pietro d’Abano a 700 anni dalla morte (Il Bo Live)