Nicolò, Giovanni e Marsilio Santasofia

Nicolò (morto a Padova, 1350), allievo di Pietro d’Abano, insegnò medicina a Padova fino alla sua mor­te. È il capostipite di una illustre famiglia di medici, che per più generazioni occupò un posto di primo piano sia in campo professionale sia in quello accademico. I suoi figli Giovanni e Mar­silio furono medici e professori di grande fama. Di Nicolò conosciamo il ricettario, corpus imponente di cono­scenze pratiche medico-farmacologiche, che ebbe diffusione e fortuna considerevoli. Il manoscritto più antico che testimonia il ricettario risale al 1211 e contiene circa 540 ricette. Questo è il primo ricettario padovano, frutto dell’esperienza plu­ridecennale di Nicolò, ma anche di molti suoi colleghi e di medici a loro precedenti, trascritto e riorganizzato dal figlio Giovanni. Il ricettario e qualche consilium costituirono probabilmente le sole opere di Nicolò, ma bastarono a dargli fama e furono fondamentali nel creare le fortune della famiglia.

Il figlio Giovanni (Padova, c. 1330 – 1389) si laureò in medicina a Padova nel 1353. Dedicò i suoi primi anni d’insegnamento alla rielaborazione del ricettario del padre, che concluse prima del 1363. Nel 1364 fu invitato nello Studio di Peru­gia a insegnare medicina pratica e nel 1366 ritornò a Padova, riprendendo sia l’insegnamento sia il suo ruolo nel Collegio dei dottori medici e artisti. Nel 1370 fu invitato da Luigi Gonzaga a Mantova per assumere l’incarico di medico personale; lì rimase per quasi cinque anni. Nel 1380 fu chiamato nuovamente a Perugia, per poi ritornare a Padova verso la fine del 1383 e infine accettare un incarico a Bologna per il 1388-89, ma morì prima di iniziare i corsi. Alla produzione di ricette egli affiancò la redazione di consilia; fu autore di commenti sulle opere di Galeno e Avicenna; venne salutato come monarcha medi­cinae, appellativo che poi diverrà proprio anche di Marsilio.

Il fratello di Giovanni, Marsilio (Padova, c. 1338 – Bologna, 31.1.1405), si laureò in medicina nello Studio di Padova nel 1365. Qui insegnò dapprima logica e poi medicina, almeno a partire dal 1377. Passò a Siena nel corso dell’anno accademico 1387-88, a Fi­renze e poi a Pavia nel 1389. Ritornò a Padova nel 1392, dove fu rein­tegrato nell’insegnamento. Nel 1396 si trasferì ancora a Pavia come medico di Gian Galeazzo Visconti e come professore dello Studio. Verso la fine del 1399 si recò brevemente a Buda su richiesta del re d’Ungheria. Ritornò a Padova nel 1404 dopo la morte di Gian Galeazzo e accettò subito la cattedra di medicina a Bologna, dove morì e dove è sepolto nella chiesa di S. Francesco. Concentrò la sua attività sui commenti ai testi fondamentali dell’insegnamento della medicina, l’Articella e il Canone di Avicenna. Tutti i suoi commenti ebbero ampia diffusione, testimoniata dai nume­rosi manoscritti, ed esercitarono notevolissima influenza.