Nasce l’Universitas Artistarum

Nel corso del Trecento il vincolo corporativo che legava gli scolari “artisti” nei confronti dei “giuristi” andò via via col diventare troppo stretto ai primi, consapevoli dell’importanza sempre crescente degli studi di medicina, filosofia e delle discipline letterarie come grammatica e retorica. Da qui un moltiplicarsi di contrasti causati dallo stato di subordinazione del proprio organismo associativo.

Risale al 1360 un primo intervento di mediazione, nel quale il vescovo Pileo da Prata conferì una prima parziale indipendenza agli artisti. La separazione delle due scuole venne però resa definitiva nel 1399 grazie a Francesco Novello da Carrara, signore di Padova, chiamato a dirimere l’ennesima contesa fra gli artisti, appoggiati dal collegio dei medici, e le corporazioni dei giuristi, appoggiati dal collegio dei dottori di diritto canonico e civile. La sua decisione seguì il responso di una commissione arbitrale che a sua volta si basò su quanto accadeva al tempo in altri Studi, dove gli artisti potevano eleggere un proprio rettore con piena giurisdizione nelle controversie civili tra i suoi sottoposti. A compensare parzialmente la perdita dei profitti dei giuristi, il principe carrarese assegnò loro una decorosa sede in contrada del santo.

Le università padovane dunque diventarono due, ciascuno con possibilità di legiferare: accanto alla Universitas Iuristarum, che portava devozione a S. Caterina d’Alessandria, sorse l’Universitas Artistarum, con un proprio rettore, un proprio statuto, e una devozione speciale a S. Tommaso d’Aquino.

Nei sigilli delle due università, accanto ai santi protettori vi era l’immagine del Cristo redentore, benedicente per i giuristi e risorto dal sepolcro per i gli artisti. Il primo rettore degli artisti fu lo studente Benedetto Greco (Salerno, c. 1370/75 – Padova, post 13.6.1401).

Unico ricordo dell’antica supremazia dei giuristi sugli artisti rimasero la facoltà d’appello ai rettori giuristi contro le sentenze pronunziate da quelli degli artisti e il diritto del rettore giurista di imporre solennemente in duomo al neoeletto rettore artista l’insegna della carica, ossia il cappuccio di vaio.