Massimo Campigli

Moderno artista “europeo” e colto visitatore di antiche civiltà e antichi idiomi, Massimo Campigli è stato fra i più importanti e influenti artisti del Novecento italiano; un pittore, si dirà, così antico da sembrare modernissimo.

A determinare fin da subito la sua formazione europea sono le complesse circostanze familiari che lo vedono, dopo i natali tedeschi, trasferirsi subito in Toscana e dopo pochi anni, sul finire del primo decennio, a Milano, dove entra in contatto con il gruppo futurista.

Conclusa la lunga e tormentata esperienza bellica, il suo primo avvicinamento alle arti avviene attraverso le lettere, la scrittura, il giornalismo. Nel 1919 il “Corriere della sera” lo invia come corrispondente a Parigi, e a Montparnasse, storico quartiere di artisti e dei caffè all’aperto, avviene la svolta che lo porta definitivamente alla pittura.

Il clima, dopo la Grande Guerra e l’irruente esperienza delle avanguardie, è quello del “ritorno all’ordine”, alla figurazione, al recupero del classico. L’artista si afferma in tempi brevissimi, aderisce al gruppo di Novecento italianoe a quello degli Italiens de Paris.

Nel 1937, nell’ambito del vasto programma di ristrutturazione e di decorazione delle sedi dell’Università di Padova avviato sotto il rettorato di Carlo Anti, ha luogoil concorso per la decorazione dell’atrio di Palazzo Liviano, la nuova sede della Facoltà di Lettere, opera del grande architetto milanese Gio Ponti. Campigli, che vince il confronto con altri artisti di fama, decora l’atrio con un imponente affresco. Accanto alla celebrazione dello storico patavino Tito Livio (e non della “romanità”, così cara al regime), si fa protagonista l’Archeologia, fonte di conoscenza, simbolo della continuità fra antico e moderno. Ad affresco affiorano i valori fondanti dell’Università: la ricerca, l’esplorazione archeologica, lo studio, l’insegnamento. Uno stile che rimanda all’amore per l’antico, al mondo Etrusco, alle forme essenziali e archetipiche tipiche della sua pittura.