L’Osservatorio astrofisico di Asiago di Daniele Calabi

Daniele Calabi non c’era il 27 maggio 1942 all’inaugurazione dell’Osservatorio astrofisico di Asiago. Aveva dedicato a quel progetto mesi e anni di disegni, prove, misure, schizzi, modelli a scala reale. Perché quella che doveva realizzare era una struttura complessa, che doveva reggere una cupola girevole di 15 metri e 50 tonnellate. L’aveva pensata in ogni particolare, pietra su pietra. Perché Calabi era un architetto che curava i dettagli al limite della pignoleria, un architetto un po’ artigiano con un’adorazione particolare per la materia e i materiali, soprattutto quelli tradizionali.

L’Osservatorio, per il quale aveva scelto una pietra estratta da cave locali, grigio-rosata, era costituito da due edifici: la torre di osservazione, posta sul punto più alto del terreno, e un fabbricato destinato agli uffici e alle abitazioni degli astronomi. Il telescopio, a specchio parabolico, fu costruito dalle Officine Galileo in concerto con una commissione tecnica dell’Ateneo di Padova.

Ma quel giorno, ad Asiago, Daniele Calabi non c’era. E nel discorso di inaugurazione del rettore Carlo Anti non fu nemmeno pronunciato il suo nome. Perché l’architetto veneziano aveva sì lavorato al progetto per due anni, dal 1936 al 1938, ma era ebreo.

Quel giorno Calabi e la sua famiglia erano parecchio lontani, in Brasile, fuggiti in seguito alla promulgazione delle leggi razziali.

Il suo esilio durò fino al 1948. A capo del Consorzio per la sistemazione edilizia dell’Università di Padova era allora l’ingegnere Giulio Brunetta, col quale Calabi iniziò a lavorare al grande progetto per le nuove cliniche universitarie e per il nuovo ospedale. Quindi progettò la clinica pediatrica e diverse residenze per i dipendenti universitari. Realizzò a Padova una tale quantità (e qualità) di progetti da ridisegnare letteralmente il volto residenziale della città dentro alle sue mura nel corso degli anni Cinquanta.

Approfondimenti

Daniele Calabi, un architetto in fuga dalle leggi razziali(Il Bo Live)
L’osservatorio astrofisico di Asiago(Collezioni Phaidra)