Le leggi razziali colpiscono l’Università di Padova

Compio il dovere di avvertirvi che in base all’art. 3 del Regio Decreto – Legge 5 settembre 1938 – XVI, n. 1390, recante ‘Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista’, a datare dal 16 ottobre corrente siete sospeso dal servizio. Con questa lettera dal tono scarno e burocratico, ricevuta dal rettore Carlo Anti 80 anni fa, il fisico Bruno Rossi vedeva terminare, assieme ad altri quattro colleghi, la sua carriera di professore ordinario presso l’università di Padova.

Nel 1938 furono dunque espulsi dall’ateneo in forza delle leggi razziali, che misero in moto la macchina della accelerazione antisemita e della persecuzione, oltre 200 tra docenti e studenti – 51 docenti e 139 studenti e una decina di tecnici. Oltre a Bruno Rossi anche l’economista Marco Fanno, il filosofo del diritto Adolfo Ravà, il giurista Donato Donati – preside di Scienze politiche – alcuni professori incaricati e assistenti, tra i quali Cesare Musatti e Eugenio Curiel, Tullio Terni, solo per citarne solo alcuni.

Di queste vite, alcune furono stroncate, come quella di Nora Finzi, triestina, laureatasi a Padova in Lettere nel 1941: di lei ci resta il certificato di nascita, ma non quello di morte, perché ad Auschwitz non si teneva questa contabilità. Lo stesso accadde agli studenti ungheresi Giorgio Arany e Giuseppe Kroò, entrambi iscritti a Ingegneria, e a Paolo Tolentino, nato a Graz, iscritto a Lettere: tutti deceduti in data ignota. E lo stesso tragico epilogo ebbe la vita di Alberto Goldbacher, docente a Ingegneria, eliminato lo stesso giorno del suo arrivo ad Auschwitz, nel 1944. Per tramandarne la memoria il 21 gennaio 2018 sono state poste dall’artista tedesco Gunter Demnig davanti al portone di Palazzo Bo, per la prima volta davanti a un’università, sei “Pietre d’inciampo” (Stolpersteine).

Dal 2014 una targa, apposta tra gli stemmi e i marmi del palazzo dell’università, recita: “Angosciata dalla memoria della strage di milioni di innocenti martiri del delirio nazista, l’università di Padova rende onore ai 200 professori, studenti e tecnici ebrei che il regime fascista allontanò da queste aule con l’infame volontà di espellerli dal consesso civile, spesso consegnandoli all’aguzzino nazista”.

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