La “politica delle cattedre” carrarese

I rapporti fra lo Studio e la Signoria sono caratterizzati da una continuità d’intervento di quest’ultima negli affari universitari anche nel corso del secondo periodo di potere dei Da Cararra, dopo le parentesi scaligere e viscontee, ossia fra il 1338 e il 1405. In particolare, sin dagli anni Quaranta i signori di Padova attuano una serie di politiche a favore dello Studio e con l’obiettivo probabilmente di farne un fiore al proprio occhiello. Uno degli strumenti pratici è la chiamata a Padova di docenti famosi, con la quale si vuole attrarre a Padova anche nuovi studenti, soprattutto forestieri, interessati a insegnamenti di prestigio.

Questa “politica delle cattedre” trova anche un inizio cronologicamente preciso nella prima notizia di fonte chronachistica padovana riferibile con sicurezza alla chiamata di un docente molto noto: si tratta del celeberrimo giurista Ranieri Arsendi da Forlì, chiamato a ricoprire la cattedra di diritto civile nel 1344 per il lauto stipendio di 600 fiorini. Già docente a Bologna e a Pisa, avrebbe ricoperto anche un ruolo di primo piano nel governo di Francesco I da Carrara come consigliere. Altro illustre personaggio chiamato per volere carrarese a Padova fu Biagio Pelacani da Parma, noto nella storia del pensiero filosofico medievale, al quale venne assegnata la cattedra di filosofia e astrologia nel 1384. L’ingerenza carrarese fu sostanziale anche per l’assunzione all’insegnamento del grande giurista Baldo degli Ubaldi, di suo fratello Angelo e del canonista fiorentino Lapo da Castiglionchio. Talora si ricorreva all’opera di mediazione di altri docenti, come nel caso di Giovanni Ubaldini, professore di diritto canonico, che fu incaricato di prendere contatti a Bologna con Pietro d’Ancarano.