La biblioteca universitaria

La biblioteca dello Studio di Padova, istituita nel 1629 dalla Repubblica Veneta e stabilita nel convento dei Gesuiti in zona Pontecorvo, è la più antica delle biblioteche universitarie italiane. A garanzia della sua crescita vi era l’obbligo di depositare una copia di quanto si stampava nel territorio della Repubblica Veneta.

Nel 1631 fu trasferita nella Sala dei Giganti, e nel corso del tempo acquisì alcune biblioteche private dei docenti, tra cui quelle del giurista Bartolomeo Selvatico (1631), del matematico Bartolomeo Sovero (1632), del medico Giacomo Zabarella (1646). Inoltre, nel 1773 vennero acquistati i 5.000 volumi della biblioteca dell’anatomista Giambattista Morgagni, morto due anni prima, e vi confluì la biblioteca del naturalista Antonio Vallisneri.

In seguito alle soppressioni napoleoniche delle corporazioni religiose fu incamerata una grande quantità di manoscritti, incunaboli e libri a stampa provenienti dalle biblioteche di decine e decine di monasteri. Il patrimonio librario si arricchì anche della biblioteca della Natio Germanica, dei doni Orto botanico, Canestrini, Musatti, della raccolta Morpurgo, dell’ex-biblioteca del Presidio militare e del fondo costituito dalle carte del filosofo Roberto Ardigò, docente all’Università di Padova.

Nel 1912 la biblioteca lasciò la sede della Sala dei Giganti, diventata ormai del tutto insufficiente, per occupare quella che è la sede attuale: un edificio demaniale che fu il primo costruito in Italia con criteri moderni appositamente per uso bibliotecario, su progetto dell’ingegner Giordano Tomasatti.

Gli scaffali, scolpiti dall’ebanista fiammingo Michele Bertens tra il 1698 e il 1704 ed ereditati dalla biblioteca del monastero di Santa Giustina, furono portati a Palazzo Bo dove, negli anni Trenta, trovarono la loro sede nella Sala del Collegio dei professori, ora Archivio Antico, e nella Sala Baldo degli Ubaldi della scuola di Giurisprudenza.

Nel patrimonio della biblioteca universitaria è compreso anche il manoscritto del De civitate Dei di s. Agostino, appartenuto al vescovo Ildebrandino Conti, che presenta un distico composto dal Petrarca e scritto di suo pugno. Fra le edizioni dei secoli XVII-XVIII, grande importanza rivestono le opere di medicina e di astronomia e il first folio di Shakespeare, l’opera omnia stampata postuma a Londra nel 1623.

Approfondimenti

Giganti” in biblioteca (mostre CAB)
Da Londra a Padova: i viaggi del First folio di Shakespeare (Il Bo Live)
Padova, Shakespeare e il suo tesoro seminascosto (Il Bo Live)
Palazzo Liviano < link interno
Giambattista Morgagni
I due Antonio Vallisneri