Gli anni padovani di Galileo

(Pisa, 15.2.1564 – Arcetri, 8.1.1642)

Figlio di Vincenzo, appartenente alla piccola nobiltà fiorentina, compositore e trattatista di musica tra i maggiori del Cinquecento, e di Giulia Ammannati, dai 10 anni Galileo crebbe a Firenze dove compì i primi studi.
Per la formazione universitaria vera e propria, il padre scelse per lui la scuola pisana di filosofia. Galileo iniziò ad applicarsi alla matematica solo dal 1583 e principalmente da autodidatta.

La vertebra L5 di Galileo Galilei donata all’Università di Padova, dopo vari passaggi di mano fra collezionisti, nel 1823
La vertebra L5 di Galileo Galilei donata all’Università di Padova, dopo vari passaggi di mano fra collezionisti, nel 1823

Giunse a Padova nel 1592 per ricoprire la prestigiosa cattedra di matematica, dopo aver praticato come docente a Pisa dal 1589. Qui restò fino al 1610: più tardi avrebbe ricordato il periodo padovano come “li diciotto anni migliori di tutta la mia età”. È proprio in questa città che Galilei trascorse gli anni più proficui per i suoi studi: scrisse numerosi testi all’origine delle sue concezioni mature (soprattutto in meccanica),  produsse strumenti, elaborò teorie che si sarebbero rivelate rivoluzionarie. Stabilì rapporti, tra gli altri, con Gianfrancesco Sagredo, poi uno dei protagonisti del Dialogo, e con Paolo Sarpi. Proprio in una lettera del 1604 a quest’ultimo compare la formulazione di Galileo della legge sulla caduta dei gravi. In quello stesso anno un ex dipendente dello scienziato lo denunciò all’Inquisizione padovana per scarso zelo religioso (compilava oroscopi per venderli e intratteneva una relazione non matrimoniale), ma la denuncia non ebbe corso. Ed ancora in quel periodo iniziò l’osservazione della “stella nova”, sulla quale tiene lezioni pubbliche.

La sua notorietà, indiscussa nella Serenissima, valicò i confini quando pubblicò il Sidereus nuncius, nel 1610. Il trattato è il frutto delle osservazioni astronomiche fatte da Galileo con un nuovo strumento, chiamato più tardi “telescopio”, che lui stesso aveva ricostruito su informazioni indirette. Galileo in quel periodo in via dei Vignali 17 (oggi via Galileo Galilei): fu probabilmente dal cortile della sua casa che osservò quell’anno anche gli anelli di Saturno.

Le affermazioni riportate sul Nuncius, inizialmente contestate dall’aristotelismo accademico e dai seguaci della tradizione astronomica, vennero progressivamente recepite, portando all’accentuarsi della crisi della cosmologia aristotelica e del modello geocentrico, e consolidando in Galileo l’adesione a quello eliocentrico di Nicolò Copernico. La notorietà conseguente al Nuncius portò al Galilei la nomina a ‘matematico e filosofo’ del granduca di Toscana, Cosimo II, e un a un compenso accresciuto: nel 1610 lasciò quindi Padova per trasferirsi definitivamente a Firenze, libero da impegni d’insegnamento.

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